
"La legge sul fine vita rimane in piedi e conseguentemente diventa applicabile", dopo l'intervento della Corte Costituzionale è solo "più asciutta". A riferirlo è il presidente Eugenio Giani, per cui "con la presa d'atto della comunicazione che farò in giunta" la legge "è in vigore", e la sentenza 204/2025 "agisce come in un bisturi togliendo un articolo, togliendo alcuni commi, togliendo una parola".
In una conferenza stampa il presidente ha detto che nella legge "avevamo messo anche delle scadenze molto precise su quando agiva la commissione, sui tempi in cui doveva dare delle risposte, sui tempi in cui procedere all'intervento". Su questa seconda parte "la Corte ci ha detto invece che i tempi devono essere flessibili, non ci deve essere un vincolo, non ci deve essere una precisazione quasi valesse un silenzio-assenso se poi scadono i tempi e non si è proceduto a quello che sono gli atti medici che erano necessari".
"Quindi noi la legge ci troviamo ad averla, ci troviamo a vederne la sua legittimità riconosciuta dalla Corte Costituzionale e con quelle caratteristiche diventa di applicazione diretta in Toscana" ha detto Giani.
Fine vita, Monni: "Non cambia assolutamente niente"
Sulla legge sul fine vita l'assessora Monia Monni ha proseguito: "Faremo degli aggiustamenti alle linee guida, perché c'eravamo dotati di procedure che permettessero di avere accesso a questo diritto in tutto il territorio regionale nelle stesse modalità. Le linee guida prevedevano ovviamente la possibilità di accedervi in tempi dati. La Corte oggi ci dice che non è possibile dettare dei tempi ordinatori, quindi daremo alle Asl dei tempi indicativi che poi ovviamente caso per caso saranno verificati dal comitato etico e dalla commissione competente".
Secondo l'assessora alla sanità, a livello organizzativo nelle Asl "non cambia assolutamente niente". La legge "rimane in vigore nella sua versione originaria", perché "i due cambiamenti che sono introdotti dalla sentenza riguardano i tempi stretti o comunque i tempi perentori che potrebbero dare adito a uno spazio troppo ristretto per un eventuale ripensamento e quindi il caso per caso rimane ovviamente fondamentale e l'impossibilità di delegare qualcuno a questa scelta perché la vita ovviamente è un diritto individuale". Ancora Monni: "Questo però non vuol dire che non si possa la propria volontà anche in condizioni difficili facendo riferimento alla norma nazionale. Non cambia niente, il diritto è esercitabile, lo era e continuerà ad essere"
Fine vita, le parti cancellate della vecchia norma
Quello che delle legge non si potrà più applicare sono le parti in cui la norma originaria prevedeva la possibilità di chiedere attraverso un delegato l’accertamento dei requisiti per l’accesso al suicidio medicalmente assistito: per la Corte nessuno può agire al posto dell’interessato, il diritto alla vita è un diritto individuale perfetto. La norma generale peraltro già spiega e garantisce come anche persone immobilizzate o con disabilità possano esprimere consenso o diniego, con strumenti consoni alle loro condizioni.
Ugualmente non sono da ritenere come ‘ordinatori’, ovvero perentori e cogenti, i tempi entro cui rispondere ad una richiesta di suicidio medicalmente assistito. La legge toscana li aveva fissati in modo certo, ma per la Consulta le legge non può su questo essere prescrittiva, al fine da evitare che ai medici sia impedito una valutazione corretta e ponderata del singolo caso. Eliminate queste previsioni, la Corte afferma comunque la necessità di una sollecita presa in carico dell’istanza del cittadino: nel più breve tempo possibile dunque e senza ingiustificato ritardo, come già alcune aziende hanno scritto nelle proprie procedure interne.
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