Una pietra d’inciampo per Rebecca Corinna Mieli: la storia 'riscoperta' dagli studenti

Rebecca Corinna Mieli
Rebecca Corinna Mieli

Deportata da Castelpulci ad Auschwitz nel 1944, uccisa il giorno dell’arrivo: è la prima pietra d’inciampo nel Comune di Scandicci


Una pietra d’inciampo per restituire nome, dignità e memoria a Rebecca Corinna Mieli, deportata e uccisa ad Auschwitz nel 1944. La cerimonia si è svolta a Castelpulci, sulle colline di Scandicci, dove l’anziana era ricoverata nell’ospedale psichiatrico. È la prima pietra d’inciampo posata nel Comune alle porte di Firenze.

Rebecca Corinna Mieli, 78 anni, non riuscì a sfuggire alla persecuzione nazista nonostante l’età e il ricovero. Il 20 maggio 1944 fu prelevata dal manicomio di Villa Castelpulci — oggi sede della Scuola superiore della magistratura — e deportata. Morì il 30 giugno, il giorno del suo arrivo nel campo di sterminio. Nei registri della struttura risultava come Corinna Mieli: l’omissione del nome Rebecca, con ogni probabilità, fu un tentativo di nasconderne le origini ebraiche e salvarla.

La sua vicenda è riemersa grazie agli studenti di due classi della scuola media Rodari di Scandicci, guidati dalle professoresse Nicole Riva e Barbara Trevisan. “Stavamo facendo una lezione su come si usa il sito dello Yad Vashem con delle schede che riguardavano persone bolognesi. Abbiamo provato a cercare la parola ‘Scandicci’ e ci è apparsa una sola nota, con il nome di Corinna Mieli di cui non si sapeva quasi niente”, racconta Riva. “Era nata a Livorno ma abbiamo poi scoperto che anche la data era sbagliata, 1870 anziché 1866”.

Le ricerche sono proseguite tra Comunità ebraiche, archivi di Auschwitz, Bad Arolsen in Germania e Castelpulci, dove è emerso un fascicolo con la dicitura “demente pagante”, privo però dei documenti interni. Un tassello decisivo è arrivato dal Comune di Livorno, con il certificato di stato civile in cui compare per la prima volta il nome completo: Rebecca Corinna Mieli. Dal Dopoguerra è affiorato anche un documento in cui il tutore, definendola “disgraziata”, chiedeva notizie: “Il tutore scriveva che era stata prelevata dagli agenti del comando tedesco a Firenze, quindi si presume che ci sia stata una spiata, che sia stata venduta”, ricorda Trevisan.

Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, Silvana Sciarra, già presidente della Consulta e presidente della Scuola superiore della magistratura, e la sindaca di Scandicci Claudia Sereni. “L’importanza delle pietre di inciampo come del ricostruire queste storie è ridare nome e dignità a persone che altrimenti sarebbero cadute nell’oblio”, conclude Trevisan. “Ci sono storie nascoste che sfuggono alla conoscenza anche delle associazioni e del Comune. Abbiamo avuto bisogno dei ragazzi delle scuole e credo che anche questo sia un grande valore”, commenta Sereni.

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