In Toscana 433mila migranti, l'11,9% della popolazione. Le proposte di Caritas e Migrantes

È stato presentato il Documento di Caritas e Migrantes sull'accoglienza. Le associazioni descrivono le criticità che incontrano i migranti, e confermano anche la contrarietà a Cpr e Hotspot nei porti di Livorno e Carrara


Questa mattina al Centro La Pira di Firenze è stato presentato il Rapporto Immigrazione 2025 realizzato a livello nazionale da Caritas e Fondazione Migrantes. I dati parlano di 433.381 cittadini stranieri residenti in Toscana, pari all'11,9% della popolazione totale. Presenti il vescovo di Massa Carrara Mario Vaccari, Delegato della Conferenza Episcopale Toscana per il servizio la carità,e l'arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli, Delegato della Conferenza Episcopale Toscana per la pastorale dei migranti: i vescovi hanno sottolineato come le diocesi toscane siano attive per collaborare con le istituzioni nei servizi di accoglienza, e hanno invitato a guardare al fenomeno migratorio mettendo in risalto anche le esperienze positive.

Nel corso della mattina è stato presentato il Documento di Caritas Toscana e Migrantes Toscana sull'accoglienza dei migranti. Il testo mette in luce alcune criticità, riguardo in particolare alle difficoltà dei richiedenti asilo di accedere ai servizi di prima accoglienza, all'accoglienza dei profughi di Gaza, alla necessità di pensare percorsi di accompagnamento per le persone in vista di un'autonomia abitativa e lavorativa. Le Caritas toscane e Migrantes toscana confermano anche la contrarietà alla realizzazione in Toscana di Cpr e Hotspot in corrispondenza dei porti di Livorno e Carrara. Viene posto infine il problema dell'aumento dei costi per l'assistenza sanitaria degli studenti stranieri

IL DOCUMENTO

Caritas e Migrantes Toscane: Proposte per l'Accoglienza e l'Integrazione in Toscana

Premessa

Il Documento qui presentato sintetizza le posizioni congiunte di Caritas Toscana e della Commissione regionale Toscana della Fondazione Migrantes riguardo alle politiche di accoglienza e integrazione in Toscana, inquadrandole nelle analisi più ampie contenute nel XXXIV Rapporto Immigrazione 2025 ("Giovani, testimoni di speranza"), nel IX Rapporto sul Diritto d'Asilo 2025 ("Richiedenti asilo: le speranze recluse") e nel CPR d’Italia: Istituzioni Totali. del Tavolo Asilo e Immigrazione 2026.

A livello nazionale, i Rapporti denunciano un sistema di accoglienza che, pur gestendo ormai da molti anni flussi consistenti di ingressi di cittadini stranieri, manifesta criticità strutturali e approcci ancora troppo emergenziali.

In particolare, il presente documento toscano evidenzia come la regione si trovi ad affrontare diverse sfide:

· Il respingimento ingiustificato di richiedenti asilo dal sistema di accoglienza territoriale gestito dalle Prefetture (Centri di Accoglienza Straordinaria - CAS), nonostante la normativa vigente. (p. 1)

· La necessità di superare la fase emergenziale per la popolazione gazawi, richiedendo un incremento dei posti SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione) e misure di assistenza continuativa. (p. 2)

· L'emergenza abitativa post-accoglienza e la perdita di diritti (residenza, SSN) per chi fuoriesce dai percorsi senza autonomia consolidata. (p. 3)

· La contrarietà alla realizzazione di CPR e Hotspot in Toscana (Livorno e Carrara), come proposto dal Tavolo Asilo e Immigrazione. (p. 4)

· Ostacoli economici, come l'aumento dei costi per l'iscrizione al SSN, che limitano l'accesso alle cure per gli studenti internazionali. (p. 5)

In risposta a queste problematiche, il documento propone soluzioni concrete verso l’autonomia, con l'obiettivo di superare la marginalità e garantire l'integrazione e i diritti fondamentali, trasformando le sfide migratorie in opportunità di crescita collettiva.

1.       Richiedenti asilo respinti dal sistema di accoglienza territoriale gestito dalle Prefetture.

Nell’ultimo anno è stata segnalata la difficoltà, in alcune Prefetture, per i richiedenti asilo di accedere al sistema di prima accoglienza nonostante la chiara previsione contenuta nell’art. 1, commi 1 e 2, d.lvo 142/2015.

In base al citato articolo le misure di accoglienza devono applicarsi fin dal momento della manifestazione della volontà di richiedere la protezione internazionale indipendentemente dalle modalità dell’arrivo in Italia. Le misure di accoglienza si applicano anche ai richiedenti protezione internazionale soggetti al procedimento previsto dal regolamento dell’Unione Europea n. 604/2013 (che stabilisce i criteri e i meccanismi di determinazione dello Stato membro competente per l’esame di una domanda di protezione internazionale).

La limitazione dell’accesso al sistema di accoglienza viene motivata con l’entrata in vigore della Legge n° 187 del 9/12/2024 che ha inserito una priorità per coloro che provengono direttamente dagli sbarchi. Il comma 2 bis dell’art. 8 del Decreto Legislativo n. 142/2015, introdotto dalla legge n. 187/2017, dispone quanto segue: " Fermo restando quanto stabilito dall'articolo 1, commi 2 e 3, l'accoglienza nei centri e nelle strutture di cui agli articoli 9 e 11 è assicurata con priorità a coloro che sono giunti nel territorio nazionale a seguito di operazioni di salvataggio in mare, in ragione delle preminenti esigenze di soccorso e assistenza a esse connesse".

Tale articolo indica una “priorità” non un “esclusività”, cioè non esclude dall’accoglienza coloro che giungono in Italia attraverso canali d’ingresso diversi dagli “sbarchi”. La prassi restrittiva è stata applicata anche in momenti in cui la rete locale e/o regionale dei centri di accoglienza aveva disponibilità di posti al suo interno.

Più sentenze hanno dichiarato l’interpretazione restrittiva, che riserva la rete dei CAS a coloro che provengono dagli sbarchi, errata e difforme al quadro normativo vigente; la prassi restrittiva genera una disparità di trattamento e rivela una difformità di comportamenti da parte delle Prefetture, oltre a provocare sacche di esclusione sociale ed emarginazione.

Chiediamo di garantire un’applicazione omogenea in tutta la Regione e che nel rispetto dell’attuale capienza del sistema CAS regionale, si proceda all’inserimento nei programmi di accoglienza di tutti coloro che presentino le caratteristiche per il loro inserimento nel sistema di accoglienza in base alle normative nazionali e europee.

2.       Popolazione gazawi

Caritas e Migrantes si uniscono ad altri Enti, intervenuti sul tema dell’accoglienza delle famiglie Gazawi, denunciando la necessità di superare la fase emergenziale nella quale le famiglie hanno trovato accoglienza in strutture temporanee gestite dalle Prefetture. Si tratta di famiglie altamente traumatizzate sia fisicamente che psicologicamente che richiedono un’assistenza continuativa e realizzata da equipe multidisciplinari costituite da educatori, psicologi ed etnopsichiatri, docenti di lingua italiana L2.

Chiediamo quindi un incremento dei posti sai per famiglie in Toscana e un incremento delle misure del SAI prevedendo un ampliamento dei tempi di accoglienza, oltre l’anno previsto, e dei servizi collegati, ex art2 comma 7 ocdpc-n-1085-del-30-maggio-2024.

3.       Persone che hanno concluso percorsi di accoglienza istituzionali e non riescono a trovare un’autonomia abitativa e lavorativa

La fuoriuscita dai percorsi di accoglienza (CAS o SAI) senza un'autonomia consolidata genera un pericoloso scivolamento verso l'invisibilità. Il problema primario è l'emergenza abitativa: la perdita della dimora presso il Centro di accoglienza, unita alle difficoltà di accesso al mercato degli affitti, spinge nella direzione di soluzioni di forte precarietà quali insediamenti informali o occupazioni abusive di immobili. La perdita della residenza e di una disponibilità abitativa conforme agli standard previsti dalla normativa ostacola il rinnovo del permesso di soggiorno e l'iscrizione al SSN, negando di fatto il diritto alla salute e a un medico di base. Sul fronte lavorativo, la mancanza di Reti di supporto all’uscita dall’accoglienza espone allo sfruttamento e al caporalato. La caduta in condizioni di marginalità interrompe i percorsi di apprendimento linguistico e integrazione, trasformando potenziali risorse in soggetti vulnerabili a carico dei servizi sociali locali o della solidarietà informale. Particolarmente critico è il destino dei minori stranieri non accompagnati che al raggiungimento della maggiore età rischiano di perdere ogni forma di tutela.

Per contrastare la caduta nella marginalità post-accoglienza, proponiamo il potenziamento di percorsi per l’autonomia e soluzioni nuove come il co-housing sociale. È fondamentale inoltre slegare la residenza anagrafica dalla struttura fisica del contesto abitativo, garantendo comunque una residenza virtuale che consenta di non interrompere l'accesso ai diritti civili e alle cure sanitarie.

Auspichiamo la costituzione di una rete di accoglienza a bassa soglia, insieme alle istituzioni regionali e locali, prevedendo una struttura in ogni provincia/Diocesi

4.       CPR e/o Hotspot

Facciamo nostre le conclusioni a cui è pervenuto il Tavolo Asilo e Immigrazione nel documento CPR d’Italia: istituzioni totali.

“Come acutamente evidenziato da Mauro Palma, già garante dei diritti delle persone private della libertà personale: “Il rischio è che la privazione della libertà dei migranti irregolari tenda a legittimarsi più come misura rassicurante della collettività che non come tassello efficace per una strategia che, come più volte condivisibilmente affermato anche in tempi recenti, riesca a ridurre le situazioni di irregolarità di presenza nel territorio nazionale e i rischi conseguenti anche sul piano delle possibili connessioni criminali”.

Tali conclusioni gettano un ulteriore elemento di allarme per le recenti norme approvate dal governo che rischiano di trasformare le nostre realtà di “porti aperti” in hotspot per persone provenienti dai cosiddetti “paesi sicuri”, dove permanere in attesa della valutazione della propria domanda di asilo.

Confermiamo la nostra contrarietà alla realizzazione in Toscana di CPR e/o Hotspot in corrispondenza ai porti aperti di Livorno e Carrara.

5.       Studenti internazionali

All’interno del “pianeta migrazione” gli studenti internazionali rappresentano una categoria molto importante sul piano sociologico, economico e culturale. Le nostre università, in sintonia con le università dei principali Paesi di attrazione studentesca, auspicano una sempre maggiore internazionalizzazione degli Atenei. La CRUI (Conferenza dei Rettori) ha espresso tale orientamento nella Magna Carta dell’Università e molti Atenei hanno peraltro aderito al Manifesto dell’Università Inclusiva promosso da UNHCR, offrendo disponibilità per l’accoglienza di studenti titolari di protezione internazionale, in collaborazione con l’associazionismo (Progetto UNICORE).

Tale visione relativa al potenziamento della capacità attrattiva dell’Università è contraddetta dalle difficoltà insorte recentemente in merito alle condizioni della copertura sanitaria per lo studente internazionale a seguito dell’approvazione della Legge di Bilancio 2024, che ha innalzato il contributo per l'iscrizione volontaria al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) dai precedenti 149,77 euro a ben 700 euro annui. Questa cifra forfettaria, non frazionabile, rappresenta un ostacolo economico significativo per molti universitari extra-UE che spesso vivono con budget limitati. Ulteriori criticità derivano dalla validità del pagamento basata sull'anno solare: un versamento effettuato a ottobre scade comunque il 31 dicembre, costringendo gli studenti a pagare l'intera quota per soli tre mesi di copertura. Questa rigidità spinge molti a ripiegare su polizze private low-cost, che però offrono tutele minime e spesso non garantiscono l'assegnazione di un medico di base. Di conseguenza, si rischia di limitare l'accessibilità alle cure e alla prevenzione per una fascia importante e significativa della popolazione giovanile.

Chiediamo che si possa procedere almeno a una diversa determinazione della somma dovuta per l’iscrizione volontaria al SSN per gli studenti internazionali e che la sua validità non sia più riferita all’anno solare ma alla durata di 12 mesi complessivi.

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