Polemica al Liceo 'Dini' di Pisa: la denuncia dell'Osservatorio contro la militarizzazione

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Al centro della bufera la decisione del Consiglio di operare una selezione sui relatori dell'Osservatorio invitati dagli studenti


Esplode la polemica al Liceo Scientifico 'Ulisse Dini' di Pisa. Al centro della bufera ci sarebbe la decisione del Consiglio d’Istituto di operare una selezione sui relatori dell'Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, invitati dagli studenti per un’assemblea su temi come il riarmo e la presenza militare nei territori.

Secondo quanto denunciato dall’Osservatorio nel comunicato e supportato successivamente dai sindacati Cobas, l'istituto avrebbe posto dei veti specifici, scegliendo "di operare una selezione arbitraria tra gli attivisti dell’Osservatorio disponibili a intervenire, decidendo chi potesse accedere ai locali scolastici e chi no". Una modalità che l'associazione considera "una grave forma di discriminazione, in aperta violazione dell’Articolo 3 della Costituzione, che impone la pari dignità senza distinzione di opinioni politiche e condizioni personali" e ancora "un atto di censura istituzionale".

La posizione dell'Osservatorio

"Non accettiamo inviti a queste condizioni", fanno sapere dall'Osservatorio di Pisa, che ha deciso di declinare la partecipazione all'assemblea. "Imporre veti sui nomi dei relatori non solo lede la libertà di pensiero, ma ferisce mortalmente l’autonomia degli studenti e delle studentesse e la loro libertà di approfondimento. Una censura peraltro coerente con i processi di militarizzazione oggi in atto, nella società in generale e nella scuola con sempre maggiore frequenza".

L'associazione sottolinea anche come la scelta dei partecipanti si basi sulle disponibilità volontarie e non su gerarchie interne e che "la presenza di più relatori era finalizzata esclusivamente ad approfondire tematiche diverse in base alle specifiche competenze".

L'affondo dei Cobas

Sulla vicenda è intervenuto anche il sindacato Cobas, parlando di "liste di proscrizione" contro organizzazioni scomode. "L’iniziativa promossa dagli studenti ha infatti fatto uscire allo scoperto le ‘anime belle’ che a parole sostengono la libertà di parola e di opinione, ma hanno talmente introiettato la paura di ritorsioni, e soprattutto la logica della censura, da provocare l’allineamento di docenti e genitori alla linea di autodisciplinamento che prevede l’espulsione delle posizioni più scomode."

I Cobas hanno espresso piena solidarietà agli esponenti dell’Osservatorio colpiti dal provvedimento, auspicando che simili episodi non si ripetano all'interno delle scuole pisane. Resta ora da capire se ci sarà una replica ufficiale da parte del Liceo Dini in merito ai criteri utilizzati per la selezione degli interventi. L'Osservatorio si mette intanto a disposizione del corpo studentesco per "un incontro in qualunque spazio democratico, rammaricandoci profondamente del fatto che, oggi, la scuola pubblica sembra aver rinunciato a essere il luogo primario di tale confronto".

Alice Nanni

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