Silvia Frasson porta "Le voci della sera" di Ginzburg a teatro

ginzburg frasson teatro lastra a signa

Del romanzo omonimo Italo Calvino disse a Natalia Ginzburg: "È il più bel romanzo che hai scritto".


Venerdì 30 gennaio alle ore 21.00 il Teatro delle Arti ospita Le voci della sera, spettacolo teatrale scritto, diretto e interpretato da Silvia Frasson, tratto dall’omonimo romanzo di Natalia Ginzburg, pubblicato nel 1961 e considerato uno dei testi più intensi e compiuti dell’autrice. "È il più bel romanzo che hai scritto", disse Italo Calvino alla Ginzburg, che gli aveva chiesto di leggerlo “con amore”.

Ed è proprio con questo sguardo che Silvia Frasson affronta un lavoro di ricerca durato anni, portando per la prima volta Le voci della sera a teatro, attraverso un adattamento originale che restituisce tutta la forza silenziosa e profonda della scrittura ginzburghiana.

Lo spettacolo si colloca inoltre nella settimana del Giorno della Memoria, richiamando con forza la figura di Natalia Ginzburg, autrice di opere fondamentali come Lessico famigliare e intellettuale profondamente impegnata sul piano civile e politico, la cui scrittura e la cui biografia sono state segnate da un convinto antifascismo e da una costante attenzione ai temi della responsabilità individuale e collettiva.

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"Nella narrazione de Le voci della sera, che arriva in teatro per la prima volta – spiega Frasson – sostituisco la mia voce alla parola scritta e vesto i panni e lo sguardo di Elsa, protagonista a cui la Ginzburg affida il racconto di questo romanzo struggente e delicato sulle relazioni, sui rapporti umani, sulle abitudini e disabitudini d’amore, sui sentimenti che spesso vengono sotterrati per poter continuare a vivere senza troppe domande".

Attraverso il corpo e l’immaginario di un’unica attrice prendono vita i personaggi del romanzo: il vecchio Balotta e sua moglie Cecilia, i loro figli, il Purillo, la signora Ninetta Bottiglia con la figlia Giuliana, la madre di Elsa e zia Ottavia, fino a Elsa e al suo Tommasino. Un microcosmo di voci, relazioni e aspettative che racconta un paese chiuso nelle proprie consuetudini, dove il destino di una giovane donna sembra già scritto: "Il matrimonio per una donna è il destino più bello". È contro queste voci, contro l’abitudine al “così è”, che Elsa misura la propria distanza.

Lo spettacolo alterna momenti di ironia e leggerezza a passaggi di intensa densità emotiva, in cui il silenzio diventa materia scenica. Le voci della sera è un racconto di ciò che non viene detto, dei pensieri sotterrati, delle parole che si perdono per poter continuare a stare al mondo.

Ginzburg costruisce una narrazione in cui il “niente” è tutto: famiglie cresciute nel silenzio, nei logorii sottili, nelle eredità invisibili del sangue e del luogo in cui si nasce. Le voci della sera sono litanie di paese, dicerie, radici che trattengono anche quando si tenta di fuggire.

In scena, Silvia Frasson restituisce questa complessità con una prova attoriale intensa e misurata, dando forma a un teatro della parola e dell’ascolto, in cui anche l’amore diventa “una voce della sera”, chiamato a pagare il conto delle rinunce, delle scelte mancate, delle possibilità non esplorate.

Fonte: Teatro Popolare d'Arte Lastra a Signa

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