Iraniani in piazza a Firenze: "No agli ayatollah, vogliamo uno stato libero"

Palazzo Strozzi Sacrati sede della Regione Toscana

Circa un centinaio di cittadini iraniani residenti a Firenze si è radunato sotto la sede della Regione Toscana per chiedere un gesto simbolico e politico: l’esposizione della bandiera iraniana priva dei simboli della Repubblica islamica. Al centro della manifestazione, la richiesta di destituzione della guida suprema Ali Khamenei e l’auspicio di un cambiamento politico che possa aprire la strada a Reza Pahlavi, figlio dello Scià deposto dalla rivoluzione guidata dall’imam Khomeini nel 1979.

A spiegare le ragioni della protesta è stata una delle promotrici, Nilofar Amirjafari, che ha ricordato come la comunità iraniana in Toscana abbia una lunga storia. La sua famiglia vive a Firenze da oltre mezzo secolo e, come molte altre, ha attraversato diverse fasi migratorie: dagli studenti arrivati negli anni Settanta per formarsi nelle università italiane, agli esuli fuggiti dopo l’instaurazione del regime di Khomeini, fino alle ondate successive legate ai conflitti in Medio Oriente. Secondo Amirjafari, oggi la parola e i simboli restano le uniche armi a disposizione per contrastare un potere che, a suo avviso, non può più contare sull’ignoranza e sull’isolamento della popolazione come in passato.

La manifestazione si è svolta in modo ordinato e pacifico. Accanto alle bandiere considerate dai manifestanti come le “vere” bandiere dell’Iran, sono comparse anche immagini di Reza Pahlavi, ritenuta da alcuni una possibile figura di riferimento per un cambiamento politico. A chiarire questo punto è stata un’altra promotrice, Aysan Ahmadi, referente per le associazioni iraniane in città, che ha sottolineato come la presenza delle immagini del figlio dello Scià non sia legata a una nostalgia monarchica, ma alla convinzione che ogni battaglia politica abbia bisogno di un leader riconoscibile per rompere l’attuale assetto dittatoriale.

Durante il presidio non sono mancati slogan, alcuni scanditi in italiano e rivolti alle istituzioni locali, altri in lingua persiana, tutti accomunati dalla richiesta di un Iran libero e dalla condanna del regime degli ayatollah. I manifestanti hanno espresso forte preoccupazione per la sorte dei familiari rimasti in patria, denunciando repressioni, violenze e omicidi politici.

L’obiettivo dichiarato della protesta è quello di un Paese capace di garantire condizioni di vita dignitose, di ascoltare la propria popolazione e di riconoscere la pluralità culturale e religiosa che caratterizza l’Iran, comprese le minoranze cristiane ed ebraiche. Secondo i partecipanti, l’attuale regime non sarebbe più in grado di rispondere alle richieste della società civile e si troverebbe ormai a un punto di svolta, con una partecipazione popolare che, a loro giudizio, supera la capacità repressiva del potere.

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