
Grande partecipazione nella Cattedrale. La famiglia presente alla commemorazione: "Porteremo avanti ciò che lui ha iniziato a fare"
Grande partecipazione in Duomo a Firenze per la messa in suffragio del presidente della Fiorentina Rocco Commisso, scomparso lo scorso 16 gennaio negli Stati Uniti. Dopo i funerali celebrati a New York questa sera la città si è stretta intorno alla famiglia Commisso, arrivata a Firenze in occasione della commemorazione nella Cattedrale di Santa Maria del Fiore, trasmessa anche in streaming dalla società viola. Oltre duemila persone hanno voluto rendere omaggio al presidente della Fiorentina, alla presenza dell'ACF Fiorentina, della dirigenza, delle squadre, di ex calciatori. In tanti anche dalle istituzioni e dal mondo della politica, dal ministro per lo Sport Andrea Abodi al presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, la sindaca di Firenze Sara Funaro, l'assessora allo sport Letizia Perini, l'europarlamentare ed ex sindaco Dario Nardella.
Catherine Commisso: "Porteremo avanti ciò che lui ha iniziato a fare"
La moglie Catherine Commisso, alla cerimonia insieme al figlio Giuseppe e ad altri componenti della famiglia, ha detto: "Continueremo a portare avanti quello che lui ha iniziato a fare con la stessa determinazione e con lo stesso amore", ricordando il marito Rocco. "Non era soltanto una persona eccezionale, una persona molto rara, Rocco è stato un grande esempio nel volere bene agli altri, non solo alla sua famiglia ma a tante persone che ha incontrato nella sua vita. Prima di pensare a sé stesso Rocco pensava agli altri e la sua generosità la vedevano tutti quelli chi gli stavano attorno". Dopo aver ricordato che Commisso era partito dall'Italia poco più che bambino e i loro oltre cinquant'anni insieme ha aggiunto: "Rocco credeva nella famiglia, nei valori e nel lavoro. Sapeva essere diretto e anche deciso e al tempo stesso gentile e disponibile con tutti. Ha lasciato un segno che rimarrà per sempre da una parte e dall'altra dell'Oceano, in America e in Italia, un segno profondo nel cuore di tante persone". Poi le passioni, come la musica, fino al calcio: "Rocco voleva restituire alla sua terra e al gioco del calcio, tutto quello che gli avevano saputo dare. Così arrivati a Firenze, ha anche pensato a dare una casa per la Fiorentina, una casa che porta e porterà il suo nome: il Rocco B. Commisso Viola Park. Una casa che in quasi 100 anni di storia del club nessuno aveva mai saputo realizzare, dove riunire tutte le squadre, i ragazzi e le ragazze, gli staff e i dipendenti". "Ho tanti ricordi qui a Firenze, tutti con Rocco e li voglio tenere stretti, ben impressi nella mia memoria e nel mio cuore. Ma sono contenta che tutti voi lo abbiate conosciuto esattamente com'era e per come si faceva chiamare semplicemente: Rocco".
Il figlio Giuseppe Commisso: "Continueremo a costruire la Fiorentina"
A prendere parola anche il figlio Giuseppe B. Commisso, che ha raccontato di come il padre avrebbe voluto salutare Firenze, "questa sera lo facciamo noi e gli facciamo anche una promessa: porteremo avanti ciò che abbiamo costruito insieme nel suo nome" ha detto, aggiungendo, "sotto la nostra guida continueremo a costruire la Fiorentina con visione, disciplina e rispetto per Firenze e per i tifosi. La Fiorentina verrà sempre al primo posto" e insieme alla dirigenza e al club "continueremo il percorso iniziato, con umiltà, unità e cuore". Poi il ringraziamento: "Babbo, grazie. Ti voglio bene. Per sempre. Forza Viola", ha concluso seguito dagli applausi in Cattedrale.
I ricordi
"L'ho sempre percepito quasi come un secondo papà, una persona speciale sotto ogni punti di vista" ha detto il difensore della Fiorentina Pietro Comuzzo. "Il mio ricordo di lui è non su ciò che ha lasciato proprio a livello fisico, ma soprattutto quello che ha lasciato dentro i nostri cuori". Tra i lasciti più grandi, citati anche dal difensore, il Viola Park dove già da dopo la scomparsa società ma anche cittadini, tifosi e tifose avevano ricordato Commisso. "Ora vogliamo onorarlo al meglio in campo" ha aggiunto "per lui, per tutta la Fiorentina, per tutta Firenze". "Daremo tutto come stiamo dando, e cercheremo di dare e fare il meglio possibile".
Per il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che ha sottolineato la partecipazione in Duomo, "Commisso lascerà il suo nome nella storia per quel centro sportivo che è sicuramente il più bello in Italia e tra i più belli in Europa".
Altri i ricordi emersi dalla commemorazione, come quello del presidente del Pisa Giuseppe Corrado che ha riferito di "un ottimo rapporto" con Commisso. "Cosa lascia in eredità? La capacità di creare un calcio industriale fatto di investimenti importanti, ma che partono da presupposti di strutture sportive, che è esattamente quello che noi nel nostro piccolo stiamo facendo, quindi emulando un po' quello che ha fatto lui". Emma Severini, calciatrice della Fiorentina donne, ha parlato di Commisso come un "esempio per tutto ciò che ha fatto per il calcio femminile, per Firenze come città e per ciò che ha fatto per la Fiorentina".
L'omelia del cardinale Betori
Di seguito l'omelia del cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo emerito di Firenze, nella quale ha affidato anche un ricordo personale di Commisso.
"Quando ci lascia una persona che abbiamo stimato per come ha vissuto e per quanto ha realizzato con il suo lavoro, quando ci lascia una persona a cui dobbiamo gratitudine per quanto ha dato alla nostra città, quando ci lascia una persona a cui abbiamo voluto e vogliamo bene perché ci ha fatto dono della sua umanità – idee, azioni e cuore –, dobbiamo confessare che fatichiamo a trovare parole che sappiano esprimere appieno i sentimenti e le emozioni che attraversano il nostro animo, dobbiamo soprattutto confessare che non abbiamo parole che siano in grado di darci ragione, una qualche umana giustificazione, di quello scandalo che la morte è per noi umani.
Tutto questo proviamo di fronte alla morte di Rocco Commisso, dell’uomo Rocco, dell’affettuoso sposo di Caterina e padre di Giuseppe e Marisa, dell’affermato imprenditore, del generoso presidente della Fiorentina, dell’innamorato di Firenze, dell’amico di tanti tra noi.
Di fronte alla morte di Rocco, che è stato questo e altro, non abbiamo parole umane che valgano almeno a consolarci se non a spiegarci, e le veniamo a cercare qui, per ascoltarle da chi ha uno sguardo più penetrante del nostro, uno sguardo che va oltre le apparenze ed entra nel cuore della vita e del mondo, perché ne è il Creatore e Signore, Dio. Dalla sua parola vogliamo ricevere una luce che penetri il mistero della vita e della morte e ci dia ragione dello strappo che la morte arreca alla bellezza e alla gioia dell’esistenza.
La risposta della parola di Dio l’abbiamo ascoltata nelle letture che sono state proclamate e che ci hanno assicurato che il disegno di Dio sul mondo non ha come traguardo l’annientamento nella morte, ma l’apertura a una vita che è per sempre. C’è un velo oscuro, una coltre, che rischia di ingannare il nostro sguardo e di farci percepire la morte come la fine di tutto; ma Dio apre a una speranza nuova, annunciando che la morte verrà vinta, il dolore dovrà lasciare spazio alla gioia, l’umanità è attesa da una salvezza, che si svelerà nel giorno in cui Dio ci chiamerà alla comunione con lui, quella comunione di cui, nelle parole del profeta, è simbolo la condivisione della mensa, il banchetto dei popoli.
È questo il primo messaggio che la parola di Dio oggi ci offre. È un annuncio che non annulla la sofferenza per il distacco, ma pone le basi di una speranza che ridà senso alla vita, senza la quale questa cadrebbe nell’oscurità, nell’angoscia, nella disperazione. La fede in Dio ci permette di guardare alla vita non come a una pena a cui si è condannati, ma come il cammino verso un bene pieno e duraturo.
Un messaggio, questo, che non si riduce a parole consolatorie, perché la promessa di Dio si è già adempiuta nella persona del suo Figlio, morto e risorto. Ha scritto l’apostolo Paolo: «Fratelli, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo» (1Cor 15,20-21); e ancora: «Siamo convinti che colui che ha risuscitato il Signore Gesù, risusciterà anche noi con Gesù e ci porrà accanto a lui» (2Cor 4,14). La nostra speranza non è un sogno, un desiderio, un auspicio; essa è vera e fondata perché ha un fondamento reale, un fatto: la risurrezione di Gesù. Nella sua risurrezione è posta la premessa della risurrezione di chi si è affidato a lui.
Di questo affidamento la pagina del Vangelo di Luca offre le coordinate. Ci è chiesto di pensare la nostra vita come un servizio, che il Signore ci ha affidato nei confronti degli altri. È un servizio da svolgere nei diversi contesti in cui si articola la nostra vita. Mi piace pensare ai contesti di vita in cui si è manifestato il servizio di Rocco Commisso: famiglia, lavoro, impegno sociale, promozione dello sport. Mi piace rileggere lo svolgersi della sua vita come un molteplice servizio di cui in tanti, negli Stati Uniti d’America e qui a Firenze, abbiamo colto i frutti.
Nel suo servizio abbiamo potuto cogliere i caratteri con cui, nel vangelo, Gesù chiede che i discepoli mostrino il loro essere pronti per l’incontro con lui: con la cintura ai fianchi, per un servizio spedito, senza ostacoli, senza appesantimenti, e con le lucerne accese, per chiarezza di obiettivi e attenzione nei modi. Il premio è stare alla tavola con Gesù ed essere serviti da lui. È quanto preghiamo che egli oggi conceda al nostro caro amico Rocco.
Affido le parole conclusive a un ricordo personale, poco consono a un’omelia secondo i canoni liturgici, ma che ritengo utile a comporre insieme in questo momento nei nostri cuori la memoria e la speranza. A coronamento del Viola Park, Rocco e Caterina Commisso vollero una piccola cappella per la preghiera e mi chiesero di benedirla, dedicando l’altare. Lo feci molto volentieri, convinto che c’è uno speciale legame tra la pratica sportiva e la dimensione spirituale. Il presidente volle poi che, al momento dell’inaugurazione del Viola Park, salissi con lui sulla collinetta che domina la cittadella sportiva, perché dall’alto invocassi su di essa la benedizione del Signore. Conservo viva nel cuore l’immagine di Rocco che poneva il suo sguardo su quanto aveva voluto e realizzato e al tempo stesso mi chiedeva di porre tutto sotto lo sguardo benedicente di Dio, nelle sue mani.
Voglia il Signore oggi accogliere Rocco Commisso nella sua benedizione, e dargli il premio della vita eterna, abbracciarlo nel suo amore, accoglierlo tra le sue mani, accoglierlo alla sua mensa e servirlo".
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