Morto il giovane detenuto che aveva tentato il suicidio a Sollicciano

Il 29enne era stato soccorso in cella domenica scorsa. L'associazione Pantagruel: "Emergenza strutturale ormai evidente"


Non ce l'ha fatta il giovane detenuto che aveva tentato di togliersi la vita, domenica scorsa, nel carcere Sollicciano di Firenze. Trasportato in condizioni gravissime in ospedale, il 29enne è deceduto ieri sera.

Il giovane era stato soccorso dagli agenti della polizia penitenziaria, che lo avevano trovato in cella con un lenzuolo legato al collo. Portato d'urgenza in ambulanza a Careggi, era stato ricoverato nel reparto di terapia intensiva.

Secondo quanto emerso era stato arrestato il 2 gennaio per un furto in un negozio di articoli sportivi a Firenze, il giudice aveva convalidato l'arresto disponendo la misura cautelare dell'obbligo di firma. Poi il 5 gennaio era stato nuovamente arrestato, da quanto ricostruito, per resistenza a pubblico ufficiale e il tribunale aveva disposto il trasferimento in carcere.

Pantagruel: "Ogni suicidio in carcere è sconfitta dello Stato e della società"

"È il primo suicidio del 2026, ma arriva dopo una lunga sequenza di morti che raccontano un’emergenza strutturale ormai evidente. Ogni suicidio in carcere è una sconfitta dello Stato e della società". Così in una nota l'associazione di volontariato Pantagruel: "Il dolore che proviamo è profondo e concreto – affermano Fatima Ben Hijji e Stefano Cecconi, presidente e vicepresidente – perché si tratta di un’altra vita presa in custodia dallo Stato che non siamo stati in grado di aiutare, sostenere, ascoltare. È una ferita che sentiamo nella carne e che rischia di trasformarsi in rabbia o rassegnazione. Ma non possiamo permetterci di smettere di sperare perché a Sollicciano vivono oltre 550 detenuti e detenute, con storie difficili, sofferenze spesso invisibili e diritti che uno Stato civile dovrebbe garantire. Invece continuiamo ad assistere a risposte fondate quasi esclusivamente sulla repressione e sull’aumento delle pene, senza un reale investimento su politiche sociali, salute mentale e gestione delle marginalità".

"Come associazione di volontariato – concludono da Pantagruel – continueremo a fare tutto ciò che è possibile per tutelare anche solo un diritto in più. Un centimetro alla volta proviamo a spostare l’asticella, un centimetro alla volta a cambiare l’orizzonte, senza rinunciare a interrogarci sul senso stesso del carcere e sulle alternative necessarie".

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