
Al Rifugio Luigi Pacini una serata di testimonianze, volontariato e impegno per le comunità del Perù
Andare in montagna senz’altro educa alla solidarietà ed all’aiuto reciproco, almeno per impararne i principi base. Quando capita, invece, di incontrare chi fa della solidarietà la propria ragione di vita, allora l’emozione è da lasciare senza parole. Così è avvenuto venerdì 13 febbraio quando sono venuti a raccontare le loro esperienze di solidarietà gli amici di Operazione Mato Grosso che gestiscono sul nostro Appennino, il Rifugio Luigi Pacini, a pochi chilometri da Prato. Operazione Mato Grosso è un’associazione di volontari nata negli anni ’70 su iniziativa di don Ugo De Censi con lo scopo di aiutare le popolazioni che vivono in Perù, sugli altopiani delle Ande.
Accomunati dalla passione per la montagna, dalle native Alpi i volontari si sono diffusi lentamente in altre città e province. Con lavoro e impegno raccolgono denaro e gestiscono rifugi (alcuni li hanno costruiti proprio loro!) per inviare aiuti e materiali a loro colleghi, che in vari paesi dell’America Latina hanno costruito scuole e dato vita a comunità. In Italia non si sa quanti se ne contano ma in Perù ce ne sono oltre cinquecento.
Fanno volontariato di un mese, di un semestre, di un anno e alcuni hanno lasciato definitivamente “baracca e burattini” per andare a vivere con i pastori ed i campesinos delle Ande. Nella serata di venerdì numerosi soci del CAI, abituati a ritrovarsi nel fine settimana per raccontarsi escursioni passate e programmarne di future, hanno ascoltato, in religioso silenzio, le narrazioni degli ospiti, accompagnate dalle immagini delle misere casette dei campesinos, dei bambini dalle vesti bucate e dallo sguardo felice, delle donne e degli uomini raggrinziti dalle fatiche. Il tutto mitigato dalle immagini della ultima nuova scuola costruita con le donazioni raccolte in Italia.
Al racconto delle vicende sud americane sono succedute le descrizioni della gestione del rifugio. La struttura di proprietà del CAI di Prato, nel corso degli anni è passata dalle mani di vari gestori, che dovendo ricavarvi il necessario per il vivere quotidiano hanno ridotto al minimo le manutenzioni ad hanno mancato di apportare migliorie. La gestione di Operazione Mato Grosso, che può contare sul contributo volontario, continuativo e gratuito di trenta o quaranta soci, più altri occasionali, ha portato nuova linfa al rifugio con nuove iniziative educative, culturali e musicali. Abituati come si è, più alla ricerca del colpevole che a quella del meritevole, la serata è stata una immersione nei buoni sentimenti. La serenità e pienezza di vita trasmessa dai racconti dei volontari ha emozionato e commosso tutti e, sembra, anche indotto a buoni propositi.
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