Volontari della Libertà: Empoli ricorda gli oltre 500 cittadini che partirono per liberare l'Italia dal nazifascismo


La cerimonia in piazza del Popolo alla presenza delle autorità civili e militari. Nell'intervento del sindaco il rimando alla radice essenziale della nostra città: il popolo che reagisce e non attende che gli venga concessa la libertà


Una giornata nel ricordo e nella volontà di mantenere viva la fiamma della lotta per la libertà, contro le violenze e i soprusi del nazifascismo. Il 13 febbraio Empoli ricorda la partenza dei Volontari per la Libertà, 81 anni dopo quell'espressione di democrazia voluta da oltre 500 giovani di Empoli e del circondario che decisero, dopo che le loro terre erano state liberate, che era il momento di dare un sostegno concreto agli altri italiani ancora sotto il dominio della Repubblica Sociale e degli occupanti nazisti.

Questa mattina, di fronte alla lastra di piazza del Popolo che ricorda la partenza avvenuta nel 1945, è stata deposta una corona d'alloro in memoria di quelle gesta e dei volontari che purtroppo non ci sono più. Hanno presenziato il sindaco e la giunta comunale, il sindaco di Certaldo e la consigliera comunale delegata alla memoria di Montelupo Fiorentino, le autorità civili e militari cittadine, le associazioni del territorio e la cittadinanza.

L'Inno di Mameli ha dato il via alla cerimonia, con gli squilli di tromba a scandire i diversi momenti della cerimonia, prima degli interventi e della conclusione con Bella Ciao.

Il sindaco di Empoli, nel suo discorso, ha ricordato come la cerimonia che si ripete ogni anno sia uno dei momenti di più alta commozione e partecipazione perché rivolgendo lo sguardo alla targa di piazza del Popolo nelle prime parole, in queste frasi potenti e significative, si trova tutto il significato di questo momento:

Esprimendo una volontà popolare
maturata tra la nostra gente
in lunghi anni di dura e tenace lotta
contro il fascismo

Si esprime da subito il racconto vero di cosa è stata la lotta al nazifascismo, una lotta di lunghi anni che inizia fin da subito nei primi anni Venti e diventa una sopraffazione fino alla Liberazione. Tante vittime, tanti scontri e oltre a questo anche qualcosa che non è commemorabile, un impegno che si mantiene vivo sottotraccia e che emerge nelle testimonianze di tante persone. Si mantiene la capacità di tenere una rete tra gli antifascisti, di stampare materiale antifascista per informare la popolazione, una serie di contatti che permette di arrivare allo sciopero del 1944. Parliamo di un popolo, quello empolese, che aveva continuato a togliere mattone per mattone le fondamenta del regime fascista. Arriviamo a quel 13 febbraio 1945, quando la nostra città era già stata liberata ma nacquero i Volontari per la Libertà, che combatterono una battaglia per la democrazia in generale, come principio e come valore. Oggi, 81 anni dopo, non abbiamo possibilità di godere della testimonianza di chi partì. E non possiamo permetterci che questa storia cada nell'oblio, la storia di chi ha deciso di ipotecare la propria vita per la libertà altrui. A questo servono le commemorazioni, abbiamo bisogno di patrimonio per capire quella storia e per questo è stato scritto e pubblicato lo scorso anno un libro sui Volontari della Libertà scritto dal professor Carmelo Albanese. Nelle storie di quei giovani che partirono c'è la radice essenziale della nostra città: il popolo che reagisce e non attende che gli venga concessa la libertà.

A seguire l'intervento di Roberto Franchini, presidente Anpi sezione Empoli: “L’81° anniversario della partenza dei volontari empolesi, quel 13 febbraio 1945, rappresenta un pilastro fondamentale dell’identità democratica della nostra città. In quel mattino d’inverno, oltre cinquecento giovani scelsero di non fermarsi alla libertà già conquistata nelle proprie strade, ma di marciare per liberare il resto d’Italia, unendosi ai Gruppi di Combattimento del nuovo Esercito Italiano. Il loro non fu solo un atto di coraggio, ma una suprema lezione di civiltà: ci hanno insegnato che la libertà non è un bene acquisito una volta per tutte, ma una conquista che richiede partecipazione e responsabilità. Quei ragazzi lasciarono le proprie famiglie non per spirito di avventura, ma per un profondo senso del dovere verso un Paese che stava rinascendo dalle macerie del fascismo e della guerra. Come Anpi Empoli, sentiamo il dovere di trasformare questa memoria in un impegno attivo. Ricordare i volontari del '45 significa, oggi, opporsi con fermezza a ogni forma di indifferenza e di rigurgito autoritario. Il loro esempio deve continuare a essere una bussola per le nuove generazioni, affinché i valori di giustizia, pace e solidarietà che guidarono quei camion fuori da piazza del Popolo rimangano il fondamento della nostra comunità".

Infine le parole del consigliere comunale delegato alla Cultura della Memoria e al progetto Investire in Democrazia, che ricorda come il 13 febbraio 1945, da Piazza del Popolo partirono 530 giovani empolesi per unirsi alla fase finale della guerra di Liberazione contro il nazifascismo, come Volontari della Libertà. Molti avevano poco più di vent’anni e alcuni di loro addirittura meno. La loro fu una scelta coraggiosa e consapevole: decisero di lasciare le proprie case e le proprie famiglie per contribuire alla costruzione di un’Italia libera e democratica. In una città ancora segnata dai bombardamenti e dall’occupazione nazifascista, quel gesto rappresentò un forte atto di responsabilità e di fiducia nel futuro. Ricordare oggi quella partenza significa rendere omaggio al loro coraggio e ribadire, anche nell’attualità segnata da conflitti e tensioni internazionali, il valore della libertà, della pace e della partecipazione civica. La memoria di quei giovani continua a parlare alla comunità empolese e alle nuove generazioni. Per questo dobbiamo continuare a ricordare il loro sacrificio e il loro coraggio. Empoli non dimentica.

Fonte: Comune di Empoli - Ufficio Stampa

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